Domenico Della Casa Bianca

 

Al supplizio di Fanino tenne dietro, giorni appresso, la morte di quest'altro martire del Vangelo.

Nacque in Bassano, città dell'alta Italia e soggetta alla repubblica di Venezia. Sin dalla prima giovinezza dedicossi alla milizia, e seguì l'esercito di Carlo V, che portava le armi in Alemagna contro i principi protestanti. Ma non sì tosto gli fu dato conoscere la fede che il superbo imperatore, stimolato dal romano pontefice, parea disposto a distruggere, ricusò di marciare più oltre sotto le insegne spagnuole e combattere una guerra che parevagli ingiusta; esaminò a fondo le dottrine della religione riformata, servendosi de' libri che circolavano in quel paese; e finì per abbracciarle con trasporto.

Ritornò in Italia collo zelo di un nuovo convertito, e deponendo l'armi del mondo, impugnò quelle del cielo, da soldato secolare divenne campione di Cristo; e da strumento di oppressione e di morte, mutossi in apostolo di giustizia e di vita.

Fu a Napoli che intraprese apertamente la propaganda evangelica, verso la metà del secolo decimosesto: Seguendo il metodo dei riformatori alemanni, poneva a confronto le dottrine della Bibbia coi canoni di Roma, le tradizioni della Chiesa primitiva cogli usi e liturgie del cattolicismo moderno, la santità degli apostoli colla corruzione de' loro sedicenti successori; insomma la verità coll'errore, la luce colle tenebre. E Dio benediceva al di lui zelo, coronandolo di felice successo e concedendogli la gloria di conquistare al Vangelo nuovi seguaci, non solo a Napoli, ma in altre città e borghi e villaggi della penisola, che percorreva onde annunziarvi la fede incontaminata di Cristo.

Giunto a Piacenza, gli abitanti che lo conoscevano per fama, in gran folla accorrevano a' suoi religiosi discorsi contro le dottrine della Chiesa romana. Ma un giorno, mentre il coraggioso Domenico, circondato dalla solita moltitudine, predicava contro il domma della confessione e prometteva per l'indomani un lungo ragionamento, atto a confutare le dottrine del purgatorio e della messa, il governatore della città gli si fece innanzi con piglio severo; imposegli silenzio e fece menarlo in prigione. Domenico, senza turbarsi, esclamò: "È una maraviglia che lo spirito del male abbia aspettato sì lungo tempo; gran fortuna che m'abbia lasciato annunziare qualche verità!"

Non guari dopo, il vicario del vescovo recossi al carcere, ed in barbaro latino interrogò il prigioniero, se egli era sacerdote, ed ove e da chi aveva ottenuto facoltà di predicare pubblicamente. Il prigioniero gli rispose in buon italiano: non essere ministro del papa, ma di Gesù Cristo, il quale, come unico e solo capo della religione, l'aveva eletto ed ispirato per annunziare al mondo la divina parola. A tali detti il vicario fece un sorriso di compassione; e divenendo più vivo e più serio il loro colloquio, sia perchè nulla avesse da oppugnare, sia che stanco fosse di più oltre discutere, il vicario si limitò a caratterizzare gli argomenti del prigioniero siccome bestemmie ed eresie; ed assumendo un contegno da inquisitore, intimogli di abiurare tutto quanto aveva detto e sostenuto sì in pubblico che in privato contro la madre Chiesa, minacciandolo di tormenti e di morte.

Alcuni frati più esigenti pretendevano una ritrattazione pubblica sulla stessa piazza, dove la fede cattolica era stata messa in discredito. Ma nè le minaccie de' clericali, nè le preghiere degli amici valsero a smuovere la ferrea volontà del giovane bassanese. "Vorrei piuttosto soffrire mille morti, ei rispondeva, affrontar vorrei ogni sorta di tormenti, anzichè rinnegare la mia fede e il mio Dio!"

Fu condannato al patibolo, e il giorno appresso, nel medesimo luogo dov'egli aveva diffuso le dottrine della salute, ricevè la morte. - Contava trentasei anni.

I cittadini ch'erano accorsi a udire i suoi discorsi evangelici, vollero esser presenti al di lui supplizio: e sul volto del martire videro la stessa letizia che prima brillava sul volto dell'apostolo; e da lui, morente, udirono le stesse parole di perdono e di pace che loro avea predicato. In tal modo il buon Domenico dimostrava quanto viva e profonda fosse la sua fede, pari a quella che Dio esige dagli uomini, che non si limita all'interno convincimento, ma sempre traducesi in belle azioni, talvolta si sostiene col sacrifizio, e all'uopo si suggella col sangue.

 

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