Stavo per morire annegato

 

Nell’estate del 1983, alcune settimane prima che io nascessi di nuovo in Inghilterra, mi volli recare con alcuni giovani della Comunità Evangelica che frequentavo in quel periodo, a fare il bagno in un fiume in Ticino (Svizzera italiana). Non ero mai stato in quel luogo prima di allora. C’era parecchia gente e l’acqua del fiume era molto fredda, così fredda che solo a toccarla ci si metteva a tremare. Ora, prima di proseguire nel mio racconto, voglio premettere che io non sapevo nuotare bene, a differenza degli altri che erano con me. Era il pomeriggio, vicino a noi c’era una grossa conca di acqua dove cadeva l’acqua di una cascata, ripeto l’acqua era gelatissima. I miei compagni si gettano dentro e io dopo qualche titubanza mi gettai pure io alla volta di un masso su cui mi aspettava un giovane, di nome Noè. Gettatomi nell’acqua, dopo qualche bracciata giunsi al masso, ma mancai di afferrare la mano di Noè che pure me l’aveva stesa per bene. A quel punto fui preso dall’angoscia, l’acqua era gelida, io non sapevo nuotare bene, e cominciai a sprofondare nell’acqua. Noè, avvedutosi del pericolo, si gettò in acqua per salvarmi, ma io stavo calando giù, anzi con me stavo calando pure lui che non riusciva per nulla ad aiutarmi quantunque facesse tutto il suo possibile. La morte era davanti a me, sapevo che stavo morendo, oramai avevo bevuto parecchia acqua.

Ma ecco che all’improvviso, riesco a scorgere con l’occhio destro che sopraggiunge con grande velocità un altro giovane che era con noi e che si trovava assieme ad altri sotto la cascata o lì nei pressi. Dio volle che questo giovane di nome Fabio, aveva terminato da poco un corso di ‘samaritano’ per essere in grado di salvare le persone che stavano annegando. Riuscii a sentire quello che mi disse, infatti mi disse subito come lo dovevo afferrare. Non ricordo bene, ma mi pare che mi disse di aggrapparmi con le mie braccia al suo collo. Feci subito quello che mi diceva, e lui con grande freddezza e decisione, mi riportò alla riva. Io fui la prima persona che lui salvò da morte certa. Lo ringraziai.

Questa esperienza mi fece pensare molto, mi fece pensare soprattutto alla brevità della vita sulla terra, io avevo allora circa diciotto anni, e come essa poteva essere troncata da Dio in qualsiasi momento. Ma soprattutto mi fece pensare alla mia situazione spirituale, ero perduto e fossi morto in quell’occasione sarei andato all’inferno. Ma Dio ebbe pietà di me, perché aveva decretato di salvarmi e io non potevo morire non riconciliato con Lui. A Lui quindi voglio dare la gloria ora e in eterno. Amen.

 

Giacinto Butindaro

 

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