'L'Eterno muta l'ombra di morte in aurora di vita'

 

‘Il 4 dicembre del 1982 mia figlia Rosetta portò a termine una gravidanza difficile.

Per una serie di complicazioni ebbe diverse emorragie e per tale motivo le praticarono il tamponamento uterino e la terapia della coagulopatia. Ma tutte le sofferenze patite durante la gestazione e il grande pericolo della vita corso a causa delle emorragie sembrarono dimenticate nel momento in cui venne alla luce un bambino.

Il peggio, però, era in arrivo e noi non lo sapevamo. Infatti, l’infermiera di turno dimenticò, o trascurò, di medicarla. Per tale motivo le condizioni fisiche di mia figlia peggiorarono ulteriormente: febbre altissima e peritonite con reazione dolorosa e contrattura dei muscoli.

Nonostante versasse in gravi condizioni, mia figlia non perse la serenità e la speranza; sicchè la suora, caposala del reparto, diceva di lei: ‘Soffre santamente. E’ una santa’.

Trascorsi pochi giorni da quando le avevano praticato il ‘taglio cesareo’, una sera, mentre ero in chiesa, nel bel mezzo del culto, qualcuno venne a chiamarmi affinchè mi recassi di urgenza in ospedale. Ebbi la sensazione che le cose evolvessero in peggio.

Tutti i fedeli volevano correre con me all’ospedale, al capezzale di mia figlia. Mi rivolsi a loro dicendo: ‘Apprezzo tantissimo il vostro amore nei nostri riguardi in un’ora così difficile. Però credo che potete aiutarci efficacemente restando qui in chiesa a pregare per noi’. Così rimasero tutti in chiesa a pregare; ed io, assieme alla famiglia di mio genero, mi recai in ospedale. Appena giunti ci accorgemmo che tirava aria di tempesta; sembrava che l’ombra della morte si fosse addensata su mia figlia. Notammo un senso di allarmismo nel personale medico e paramedico di turno. Il medico di guardia, che telefonicamente si era messo in contatto con il primario, ci disse che avevano deciso di operarla d’urgenza. Nel frattempo l'équipe medica che doveva eseguire l’intervento, reperita telefonicamente, rientrava in piena notte, freneticamente, in ospedale. Quando tutto e tutti furono pronti per l’intervento, prima che portassero mia figlia in sala operatoria, chiesi di poter pregare per lei. Lessi in Giacomo 5:14: "C’è qualcuno tra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e se egli ha commesso dei peccati gli saranno rimessi". Quindi pregammo ed io la unsi d’olio nel nome del Signore. Dopo di che la portarono in sala operatoria.

Frattanto tanti nostri parenti, che avevano saputo della gravissima situazione in cui versava mia figlia, nonostante fosse notte inoltrata, vennero a trovarci in ospedale. I nostri fratelli nel Signore, dopo aver pregato in chiesa per diverse ore, vennero anch’essi in ospedale. La corsia davanti alla sala operatoria era letteralmente invasa.

Attendemmo compostamente ed in attitudine di preghiera per alcune ore fino a quando, eseguito l’intervento, il primario uscì dalla sala operatoria e ci disse: ‘L’intervento è stato eseguito. Le abbiamo praticato l’isterectomia secondaria e la prognosi rimane riservata’. Così, dopo le ore drammatiche che avevamo trascorse, restammo nell’incubo per l’incognita che rimaneva.

Intanto si faceva giorno e la notizia che mia figlia era stata operata d'urgenza per la seconda volta e che le sue condizioni rimanevano gravi si diffuse rapidamente tra la gente di Corleone. Avemmo la completa solidarietà di tutti, credenti e non credenti. Sembrava che mia figlia fosse diventata la figlia di tutti. Tutti ci venivano a trovare e si mettevano a nostra completa disposizione. Ma l’affetto, dimostratoci da tutti in diverse maniere, non cambiava le cose. La condizione grave in cui versava mia figlia rimaneva immutata.

In verità, pur avendo tutti dalla nostra parte, se Dio non ci aiuta restiamo per terra. Dio può fare più di tutti e vale più di tutti. Perciò, nonostante l’ansia e l’angoscia che ci attanagliavano, continuammo a fare appello alla benignità del Signore. Ma rimanevamo, purtroppo, molto angosciati. Personalmente avevo la convinzione che mia figlia sarebbe morta; perciò tra di me pregai: ‘Signore, se Tu chiamerai a Te mia figlia dammi la forza di predicare la Tua Parola in occasione della sua morte’. Ebbi la sensazione di trovarmi nel corteo funebre. Mi balenarono allora nella mente le parole contenute in Matteo 2.18: "Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figlioli e ricusa d’essere consolata perché non sono più. Pensai: predicherò su questo passo del Vangelo e l’applicherò a noi dicendo: ‘Un grido è stato udito in Corleone, un pianto e un lamento grande! Le famiglie Cascio e Listì piangono Rosetta e ricusano d’essere consolate perché ella non è più!’ Così, assorbito da questi pensieri, andai a casa da mio padre, che appena mi vide mi abbracciò dicendomi: ‘Figlio mio, coraggio! Tutto si risolverà presto e bene. Ascolta quello che ho visto ed udito. Stamattina mentre pregavo ho avuto una visione. Mi trovavo al cimitero e camminavo davanti ad una fila di loculi vuoti. Guardando attentamente mi accorsi che uno di questi loculi era chiuso e sopra c’era scritto: Cascio Rosetta. Quando lessi il nome di tua figlia scritto sul loculo, cominciai a gridare ‘Signore pietà, Signore pietà’. Proprio in quel momento vidi scendere dal cielo una nuvola dalla quale sbucò una mano che cancellò quel nome inscritto sulla lapide. Contemporaneamente udii una voce potente che mi disse: ‘No, no, Rosetta non verrà qui!’

Ad ascoltare mio padre che mi raccontava quella visione, compresi che Dio avrebbe presto cambiato 'l’ombra di morte’, in cui si trovava mia figlia, in ‘aurora di vita’. Infatti, subito mia figlia cominciò a migliorare e tutti ci rendemmo conto che Dio l’aveva salvata da sicura morte.

Sia ringraziato l’Iddio onnipotente.’

 

Fatti accaduti in Sicilia

 

Tratto da: Castrenze Cascio, Camminare e Spigolare, Corleone 2000, pag. 125-127

 

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