Presentazione generale

  

Un giorno gli apostoli Pietro e Giovanni, davanti ai capi sacerdoti e agli anziani dei Giudei, davanti ai quali erano comparsi per rispondere della guarigione compiuta nel nome di Gesù sullo zoppo che stava alla porta del tempio chiamata ‘Bella’, affermarono in maniera molto chiara: "Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiam vedute e udite" (Atti 4:20), e non curanti delle minacce che i loro nemici rivolsero loro continuarono a proclamare il Vangelo per la salvezza delle anime.

Quelle loro parole esprimono molto bene il nostro sentimento personale a riguardo delle cose che Dio ha fatto nella nostra vita e nella vita degli altri, sia quindi delle cose che abbiamo visto con i nostri occhi e sia di quelle che altri ci hanno raccontato; è più forte di noi, noi ne vogliamo parlare, anzi ne dobbiamo parlare alla gloria dell’Iddio vivente e vero che ci ha riscattati dalla mano dell’avversario e ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale in Cristo Gesù. Amen.

Ho detto che noi ne dobbiamo parlare perché la Scrittura ci comanda di raccontare le cose grandi che Dio ha fatto per noi e per gli altri. Per esempio nei Salmi è detto a coloro che hanno gustato la benignità di Dio e le sue potenti liberazioni: "Offrano sacrifizi di lode, e raccontino le sue opere con giubilo!" (Sal. 107:22), e in un altro luogo è scritto: "Salmeggiate all’Eterno che abita in Sion, raccontate tra i popoli le sue gesta" (Sal. 9:11), e in un altro ancora: "Raccontate la sua gloria fra le nazioni e le sue maraviglie fra tutti i popoli" (Sal. 96:3). E difatti questo è quello che il Salmista faceva lui medesimo, ascoltate le sue parole: "Venite e ascoltate, o voi tutti che temete Iddio! Io vi racconterò quel ch’egli ha fatto per l’anima mia" (Sal. 66:16), "Io non morrò, anzi vivrò, e racconterò le opere dell’Eterno" (Sal. 118:17), "Io narrerò tutte le tue maraviglie" (Sal. 9:1). Ma questo non lo fecero solo coloro che scrissero i Salmi, ma anche tanti altri.

Il re Nebucadnetsar dopo che Dio lo ristabilì nel suo regno (Dio infatti lo aveva colpito per la sua alterigia togliendogli la ragione e facendolo dimorare tra le bestie dei campi per un certo tempo) scrisse a tutti i popoli per fare conoscere i segni e i prodigi che Dio aveva fatto su di lui. Ecco le sue parole: "Il re Nebucadnetsar a tutti i popoli, a tutte le nazioni e lingue, che abitano su tutta la terra. La vostra pace abbondi. M’è parso bene di far conoscere i segni e i prodigi che l’Iddio altissimo ha fatto nella mia persona. Come son grandi i suoi segni! Come son potenti i suoi prodigi! Il suo regno è un regno eterno, e il suo dominio dura di generazione in generazione. Io, Nebucadnetsar, stavo tranquillo in casa mia, e fiorente nel mio palazzo. Ebbi un sogno, che mi spaventò; e i pensieri che m’assalivano sul mio letto, e le visioni del mio spirito m’empiron di terrore. Ordine fu dato da parte mia di condurre davanti a me tutti i savi di Babilonia, perché mi facessero conoscere l’interpretazione del sogno. Allora vennero i magi, gl’incantatori, i Caldei e gli astrologi; io dissi loro il sogno, ma essi non poterono farmene conoscere l’interpretazione. Alla fine si presentò davanti a me Daniele, che si chiama Beltsatsar, dal nome del mio dio, e nel quale è lo spirito degli dèi santi; e io gli raccontai il sogno: - Beltsatsar, capo de’ magi, siccome io so che lo spirito degli dèi santi è in te, e che nessun segreto t’è difficile, dimmi le visioni che ho avuto nel mio sogno, e la loro interpretazione. Ed ecco le visioni della mia mente quand’ero sul mio letto. Io guardavo, ed ecco un albero in mezzo alla terra, la cui altezza era grande. L’albero era cresciuto e diventato forte, e la sua vetta giungeva al cielo, e lo si vedeva dalle estremità di tutta la terra. Il suo fogliame era bello, il suo frutto abbondante, c’era in lui nutrimento per tutti; le bestie de’ campi si riparavano sotto la sua ombra, gli uccelli del cielo dimoravano fra i suoi rami, e ogni creatura si nutriva d’esso. Nelle visioni della mia mente, quand’ero sul mio letto, io guardavo, ed ecco uno dei santi Veglianti scese dal cielo, gridò con forza, e disse così: - Abbattete l’albero, e tagliatene i rami; scotètene il fogliame, e dispergetene il frutto; fuggano gli animali di sotto a lui, e gli uccelli di tra i suoi rami! Però, lasciate in terra il ceppo delle sue radici, ma in catene di ferro e di rame, fra l’erba de’ campi; e sia bagnato dalla rugiada del cielo, e abbia con gli animali la sua parte d’erba della terra. Gli sia mutato il cuore; e invece d’un cuor d’uomo, gli sia dato un cuore di bestia; e passino su di lui sette tempi. La cosa è decretata dai Veglianti, e la sentenza emana dai santi, affinché i viventi conoscano che l’Altissimo domina sul regno degli uomini, ch’egli lo dà a chi vuole, e vi innalza l’infimo degli uomini. Questo è il sogno che io, il re Nebucadnetsar, ho fatto; e tu, Beltsatsar, danne l’interpretazione, giacché tutti i savi del mio regno non me lo possono interpretare; ma tu puoi, perché lo spirito degli dèi santi è in te’. - Allora Daniele, il cui nome è Beltsatsar, rimase per un momento stupefatto, e i suoi pensieri lo spaventavano. Il re prese a dire: ‘Beltsatsar, il sogno e la interpretazione non ti spaventino!’ Beltsatsar rispose, e disse: ‘Signor mio, il sogno s’avveri per i tuoi nemici, e la sua interpretazione per i tuoi avversari! L’albero che il re ha visto, ch’era divenuto grande e forte, la cui vetta giungeva al cielo e che si vedeva da tutti i punti della terra, l’albero dal fogliame bello, dal frutto abbondante e in cui era nutrimento per tutti, sotto il quale si riparavano le bestie dei campi e fra i cui rami dimoravano gli uccelli del cielo, sei tu, o re; tu, che sei divenuto grande e forte, la cui grandezza s’è accresciuta e giunge fino al cielo, e il cui dominio s’estende fino alle estremità della terra. E quanto al santo Vegliante che hai visto scendere dal cielo e che ha detto: - Abbattete l’albero e distruggetelo, ma lasciatene in terra il ceppo delle radici, in catene di ferro e di rame, fra l’erba de’ campi, e sia bagnato dalla rugiada del cielo, e abbia la sua parte con gli animali della campagna finché sian passati sopra di lui sette tempi - eccone l’interpretazione, o re; è un decreto dell’Altissimo, che sarà eseguito sul re mio signore: tu sarai cacciato di fra gli uomini e la tua dimora sarà con le bestie de’ campi; ti sarà data a mangiare dell’erba come ai buoi; sarai bagnato dalla rugiada del cielo, e passeranno su di te sette tempi, finché tu non riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini, e lo dà a chi vuole. E quanto all’ordine di lasciare il ceppo delle radici dell’albero, ciò significa che il tuo regno ti sarà ristabilito, dopo che avrai riconosciuto che il cielo domina. Perciò, o re, ti sia gradito il mio consiglio! Poni fine ai tuoi peccati con la giustizia, e alle tue iniquità con la compassione verso gli afflitti; e, forse, la tua prosperità potrà esser prolungata’. Tutto questo avvenne al re Nebucadnetsar. In capo a dodici mesi egli passeggiava sul palazzo reale di Babilonia. Il re prese a dire: ‘Non è questa la gran Babilonia che io ho edificata come residenza reale con la forza della mia potenza e per la gloria della mia maestà?’ Il re aveva ancora la parola in bocca, quando una voce discese dal cielo: ‘Sappi, o re Nebucadnetsar, che il tuo regno t’è tolto; e tu sarai cacciato di fra gli uomini, la tua dimora sarà con le bestie de’ campi; ti sarà data a mangiare dell’erba come ai buoi, e passeranno su di te sette tempi, finché tu non riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole’. In quel medesimo istante quella parola si adempì su Nebucadnetsar. Egli fu cacciato di fra gli uomini, mangiò l’erba come i buoi, e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, finché il pelo gli crebbe come le penne alle aquile, e le unghie come agli uccelli. ‘Alla fine di que’ giorni, io, Nebucadnetsar, alzai gli occhi al cielo, la ragione mi tornò, e benedissi l’Altissimo, e lodai e glorificai colui che vive in eterno, il cui dominio è un dominio perpetuo, e il cui regno dura di generazione in generazione. Tutti gli abitanti della terra son da lui reputati un nulla; egli agisce come vuole con l’esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non v’è alcuno che possa fermare la sua mano o dirgli: - Che fai? - In quel tempo la ragione mi tornò; la gloria del mio regno, la mia maestà, il mio splendore mi furono restituiti; i miei consiglieri e i miei grandi mi cercarono, e io fui ristabilito nel mio regno, e la mia grandezza fu accresciuta più che mai. Ora, io, Nebucadnetsar, lodo, esalto e glorifico il Re del cielo, perché tutte le sue opere sono verità, e le sue vie, giustizia, ed egli ha il potere di umiliare quelli che camminano superbamente" (Dan. 4:1-37).

L’indemoniato di Gerasa, dopo essere stato liberato e dopo avere ricevuto da Cristo Gesù l’ordine di andare a casa sua e raccontare le cose grandi che il Signore gli aveva fatto e come aveva avuto pietà di lui, "se ne andò e cominciò a pubblicare per la Decapoli le grandi cose che Gesù avea fatto per lui. E tutti si maravigliarono" (Mar. 5:20).

Pietro, dopo che il Signore lo aveva liberato dalla prigione mediante un suo angelo, raccontò ai fratelli "in qual modo il Signore l'avea tratto fuor della prigione. Poi disse: Fate sapere queste cose a Giacomo ed ai fratelli" (Atti 12:17).

Gli apostoli Paolo e Barnaba, quando furono accolti a Gerusalemme dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani "riferirono quanto grandi cose Dio avea fatte con loro" (Atti 15:4), e durante la riunione, in cui si dibatté se costringere i Gentili a farsi circoncidere e ad osservare la legge o meno, si misero a raccontare "quali segni e prodigî Iddio aveva fatto per mezzo di loro fra i Gentili" (Atti 15:12).

L’apostolo Paolo dopo essere ritornato da un suo viaggio, a casa di Giacomo dove c’erano radunati tutti gli anziani, "si mise a raccontare ad una ad una le cose che Dio avea fatte fra i Gentili, per mezzo del suo ministerio. Ed essi, uditele, glorificavano Iddio" (Atti 21:19-20).

Non dimentichiamoci poi che Luca nel suo primo libro a Teofilo (il Vangelo di Luca) raccontò le opere potenti di Dio per averle sentite raccontare infatti scrisse: "Poiché molti hanno intrapreso ad ordinare una narrazione de’ fatti che si son compiuti tra noi, secondo che ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato d’ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, o eccellentissimo Teofilo, affinché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate" (Luca 1:1-4), e una cosa simile si può dire a riguardo di parte del suo secondo libro, dico parte perché di alcune potenti opere scritte negli Atti lui ne fu testimone oculare.

Se dunque noi ci tacceremo passeremo da disubbidienti agli occhi di Dio; se terremo nascoste nel nostro cuore le cose grandi di Dio che ancora oggi, e ripeto ancora oggi, EGLI compie, saremo considerati dei ribelli agli occhi di Dio. Dio dunque vuole che noi raccontiamo in mezzo a questo mondo di tenebre, in mezzo a questo mondo malvagio oltremisura, le sue opere che sono potenti, tremende, grandi, giuste, sante, benigne, fedeli, veraci, meravigliose e gloriose. Il racconto lo dobbiamo fare verso i fratelli e anche verso le persone che ancora non conoscono Dio. Verso i primi affinché siano edificati, consolati, fortificati, incoraggiati a perseverare nella fede in Dio e nelle sue preziose promesse, in altre parole affinché siano confermati nella fede e sentendo le opere di Dio glorifichino il nome santo di Dio. Verso i secondi affinché sappiano che il nostro Dio è vivente, onnipotente, onnisciente, onnipresente, pronto a perdonare, a guarire, a liberare da qualsiasi distretta, a donare lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono, e a compiere tutto quello che all’uomo è impossibile, e affinché sentendo raccontare le sue opere tremende si pentano con un cuore rotto, si convertano dalle loro vie malvage all’Iddio vivente e vero, per servirlo e aspettare dai cieli il suo Figliuolo Gesù Cristo che ci libera dall’ira a venire.

Ecco dunque perché abbiamo aperto questa rubrica dedicata alle opere di Dio, per raccontarle a tutte le genti e affinché il suo nome sia glorificato. E non solo glorificato, ma anche temuto. Siamo sicuri infatti che gli umili sentendo il racconto delle opere di Dio non solo glorificheranno Dio ma lo temeranno pure. Invece gli arroganti, i superbi, gli ipocriti e coloro che si credono intelligenti, quando leggeranno certe cose rimarranno indifferenti, anzi dirò di più, si metteranno a ridere perché non credono che Dio possa fare simili cose. Ma che importa? Per ciò che ci riguarda, il nostro desiderio e la nostra speranza è che qualcuno tra costoro rientri in se stesso e riconosca che Dio non è mutato e ancora oggi compie le medesime cose che faceva secoli, anzi migliaia di anni fa.

Con queste parole vi lasciamo alla lettura delle testimonianze.

 

La grazia del Signore sia con voi che siete in Cristo Gesù

 

Giacinto e Illuminato Butindaro

 

 

 

ALCUNE IMPORTANTI PRECISAZIONI DI CUI TENERE CONTO

 

A) Le testimonianze sono di svariati generi, e raccontate ora dai diretti interessati ora da terzi, sia di credenti che conosciamo o abbiamo conosciuto personalmente che di credenti che non abbiamo conosciuto o non conosciamo.

Ci teniamo a precisare però che il fatto che poniamo la testimonianza di un fratello o di una sorella in questa rubrica, non significa affatto che per forza di cose condividiamo tutto quello che fa o insegna o professa di credere. Ciò che noi professiamo di credere e insegniamo è manifesto essendo esposto chiaramente in questo sito (leggi 'Quello che crediamo e insegniamo'). Per fare degli esempi esplicativi diciamo che non perché poniamo la testimonianza della conversione di Martin Lutero ciò significa che siamo d’accordo con Lutero nel fare 'battezzare' i bambini, con la sua dottrina della consustanziazione ecc. O non perchè un fratello dice, riguardo al locale di culto, 'sono entrato in chiesa' o 'sono uscito dalla chiesa', questo significa che siamo d'accordo con questa espressione perchè la chiesa non è il locale ma l'assemblea dei credenti. E di questi esempi ne potremmo fare degli altri.

Come anche ci teniamo a precisare che potrebbe succedere che in questa rubrica mettiamo la testimonianza della conversione di qualcuno, o di una visione avuta da qualcuno o di una guarigione compiuta da qualcuno o ottenuta da qualcuno, o di qualche altra esperienza personale di qualcuno, che poi in seguito si è sviato. La testimonianza però non perde la sua veracità a motivo di ciò perché l’opera di Dio avvenuta nella sua vita o per mezzo di lui quando era nella fede e nella verità non può essere negata. Per fare un esempio esplicativo tratto dalla Bibbia, noi non possiamo negare che Dio parlò in sogno a Salomone perché questi verso la fine della sua vita abbandonò Dio e si volse agli dèi stranieri che adoravano le sue numerose mogli.

 

B) Le fonti da cui abbiamo tratto le testimonianze sono le più svariate. Noi ovviamente abbiamo ritenuto in tutta buona fede verace il racconto che mettiamo sul nostro sito, non importa se lo abbiamo ricevuto via e mail, o lo abbiamo trovato su un libro o su un altro sito ecc. La carità non sospetta il male, e fino a quando non ci sono evidenti e schiaccianti prove che una certa testimonianza è stata inventata, non la si può mettere in dubbio. Come noi non vogliamo che altri mettano in dubbio una nostra testimonianza, così non dobbiamo mettere in dubbio la testimonianza di altri fratelli. Ovviamente sempre che questa testimonianza abbia un fondamento biblico e non introduca delle eresie perchè in questo caso va rigettata. Ripeto però che nell’eventualità una testimonianza sia stata inventata, allora essa andrà rigettata senza esitazione, anche se dal punto di vista biblico è sana.

 

C) Gran parte delle testimonianze tradotte dall’inglese e parte di quelle tradotte dal francese, sono state tradotte da me, Giacinto. Ho cercato di essere il più letterale possibile e il più accurato possibile nel tradurle. In alcuni casi, dopo qualche parola o frase, ho messo tra parentesi la parola o la frase nella lingua da cui è stata tradotta, a motivo della difficoltà da me trovata nella traduzione e affinché nell'eventualità la mia traduzione non sia perfetta chi conosce quella lingua straniera meglio di me possa tradurla meglio.

 

D) Quando in certe testimonianze si incontrano degli evidenti errori grammaticali o lessicali che si ripetono abbastanza spesso, è perché questi errori erano nel testo originale e abbiamo voluto lasciare il testo inalterato. Questo discorso si riferisce anche a certe testimonianze trascritte da audiocassetta.

 

E) Alcune volte, certe testimonianze sono in una sezione anziché in un'altra, sebbene potrebbero essere collocate anche in quell'altra. E' relativo dunque in certi casi trovare una certa testimonianza in un posto anziché in un altro.

 

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