Umberto Trovato, pastore della Chiesa di Siracusa appartenente alle Congregazioni Cristiane Pentecostali sostiene che ‘sulla croce non è morto solo il Figlio, ma anche il Padre e lo Spirito Santo’!

 

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Umberto Trovato, pastore della Chiesa di Siracusa appartenente alle Congregazioni Cristiane Pentecostali, ma fino all’estate 2009 pastore anche della Chiesa di Augusta, insegna che sulla croce è morto non solo il Figlio, ma anche il Padre e lo Spirito Santo. Questo insegnamento è accettato anche dall’attuale pastore della Chiesa di Augusta, Nicola Sulano.

Questo mi è stato riferito da alcuni fratelli che hanno partecipato ad una riunione nel settembre del 2009 a casa del suddetto Trovato, che gli hanno sentito dire queste cose personalmente. Secondo uno di questi fratelli poi, una volta in seno alla comunità di Augusta un fratello disse proprio queste cose dal pulpito, e lui si aspettava che al termine della predicazione il pastore ammonisse pubblicamente quel fratello per quello che aveva detto ma non ci fu nessuna ammonizione.

Ora, il suddetto insegnamento contrasta apertamente la Scrittura, la quale insegna che sulla croce del Golgota morì solo Gesù il Cristo.

Vediamo innanzi tutto quello che predisse il profeta Isaia sulla morte espiatoria del Cristo di Dio: “Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognun di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto cader su lui l’iniquità di noi tutti’ (Isaia 53:6), ed ancora: “Ma piacque all’Eterno di fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrifizio per la colpa, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e l’opera dell’Eterno prospererà nelle sue mani” (Isaia 53:10). Dunque, è evidente che se Dio Padre fece ricadere sul suo Cristo i nostri peccati, i nostri peccati li portò il Cristo e non Colui che glieli fece ricadere addosso: mi pare ovvio. Come mi pare altrettanto ovvio che se a Dio Padre piacque di fiaccare il suo Cristo con i patimenti, non è possibile che sulla croce sia morto anche Dio Padre. Chi fu infatti fiaccato con i patimenti? Il Cristo. E da chi? Da Dio Padre. Quindi non fu Dio Padre a patire per noi, ma il Cristo.

Adesso vediamo quello che affermò il Cristo stesso prima di morire sulla croce. Un giorno Egli disse ai suoi discepoli “che doveva andare a Gerusalemme e soffrir molte cose dagli anziani, dai capi sacerdoti e dagli scribi, ed esser ucciso, e risuscitare il terzo giorno” (Matteo 16:21), ed in un'altra circostanza disse loro: “Il Figliuol dell’uomo sta per esser dato nelle mani degli uomini; e l’uccideranno, e al terzo giorno risusciterà” (Matteo 17:22-23). Dunque, era Gesù, il Figliuol dell’uomo, che doveva morire sulla croce. E il Padre? Escluso da questa morte. Infatti Gesù disse ai suoi discepoli: “Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita, per ripigliarla poi” (Giovanni 10:17). Chi doveva dunque, e lo fece, deporre la sua vita? Gesù, e non il Padre. Il Padre certo amò il Figlio perché depose la sua vita per ripigliarla poi, ma non depose anche lui la sua vita.

Vediamo ora cosa disse Gesù mentre era sulla croce, pochissimi attimi prima di spirare: “Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio” (Luca 23:46). Ora, io domando: ‘Ma se Gesù rimise il suo spirito nelle mani del Padre suo, come faceva il Padre ad essere lì con lui a morire sulla croce?’

Adesso vediamo cosa disse Gesù, dopo essere risorto, ai due discepoli che si stavano recando ad Emmaus: “O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria?” (Luca 24:25-26). Ora, è bene che si sappia che il Cristo non è Dio Padre, infatti è scritto che il capo di Cristo è Dio (cfr. 1 Corinzi 11:3) e che Cristo è di Dio (cfr. 1 Corinzi 3:23).

Ora vediamo quello che dissero alcuni degli apostoli che erano stati con Gesù. Pietro disse ai Giudei il giorno della Pentecoste: “Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto” (Atti 2:22-23). Notate come Pietro disse che Dio accreditò Gesù uomo tra i Giudei mediante opere potenti e prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui, e che i Giudei uccisero Gesù e non Dio. Quando poi Pietro parlò ai Giudei dopo avere guarito lo zoppo alla porta detta ‘Bella’, disse loro: “L’Iddio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, l’Iddio de’ nostri padri ha glorificato il suo Servitore Gesù, che voi metteste in man di Pilato e rinnegaste dinanzi a lui, mentre egli avea giudicato di doverlo liberare. Ma voi rinnegaste il Santo ed il Giusto, e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti; del che noi siamo testimoni” (Atti 3:13-15). Notate ancora una volta che la morte  fu Gesù a patirla e non Dio Padre. Dio Padre semmai glorificò Gesù che era stato ucciso.

L’apostolo Giovanni dice: “In questo s’è manifestato per noi l’amor di Dio: che Dio ha mandato il suo unigenito Figliuolo nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo. In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Iddio, ma che Egli ha amato noi, e ha mandato il suo Figliuolo per essere la propiziazione per i nostri peccati” (1 Giovanni 4:9-10). Notate? Chi è la propiziazione dei nostri peccati? Il Figlio, e questo perché fu Lui a morire sulla croce per i nostri peccati. Il Padre lo ha mandato a fare la propiziazione dei nostri peccati, il che è una cosa totalmente differente dal dire che anche Lui è morto sulla croce per la propiziazione dei nostri peccati.

Passiamo all’apostolo Paolo, che ricevette il Vangelo per rivelazione. Egli dice ai santi di Corinto quando ricorda loro il Vangelo che gli aveva trasmesso: “Poiché io v’ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai Dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli Apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto; perché io sono il minimo degli apostoli; e non son degno d’esser chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio” (1 Corinzi 15:3-9). Chi morì dunque sulla croce? Il Cristo, e solo Lui. Questo è il Vangelo, quello vero. Ma un Vangelo che dice che sulla croce è morto oltre al Figlio anche il Padre e niente di meno pure lo Spirito, è un altro Vangelo!

Sempre Paolo dice ai Romani: “Perché, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del suo Figliuolo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita” (Romani 5:10), ed ai Colossesi: “E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvage, ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d’esso, per farvi comparire davanti a sé santi e immacolati e irreprensibili” (Colossesi 1:21-22). Dunque, secondo l’apostolo, noi siamo stati riconciliati con Dio Padre mediante la morte del Suo Figliuolo, cioè nel corpo della carne di lui. Più chiaro di così! Come si fa dunque ad aggiungere alla morte del Figlio, anche quella del Padre e quella dello Spirito Santo sulla croce? Bisogna veramente essere ciechi per poter dire una cosa del genere!

Per altro Dio Padre non poteva morire sulla croce perché è immortale, secondo che è scritto: “Or al re dei secoli, immortale, invisibile, solo Dio, siano onore e gloria ne’ secoli de’ secoli. Amen” (1 Timoteo 1:17). Ecco perché ha mandato il Suo Figliuolo nel mondo, rendendolo partecipe della carne e del sangue, affinché mediante la sua morte distruggesse colui che aveva l’imperio sulla morte, cioè il diavolo. Solo un essere divino ma nello stesso tempo mortale come noi, poteva espiare i nostri peccati, e quindi Dio mandò il Suo Figliuolo che era con Lui da ogni eternità. Egli era immortale certamente mentre era in cielo con Dio Padre, ma una volta fatto carne diventò mortale come noi, e quando fu risuscitato fu reso immortale per sempre in quanto la morte non lo signoreggia più. Ma poi c’è un’altra cosa da dire, e cioè che se il Padre morì anche Lui sulla croce, allora anche Lui risuscitò! E chi risuscitò il Padre?! Ma vi rendete conto quanti errori scaturirebbero se si affermasse che sulla croce è morto anche il Padre?

Per quanto riguarda la presunta morte dello Spirito Santo sulla croce, diciamo brevemente che la Scrittura afferma che “se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” (Ebrei 9:13-14) Notate che la Scrittura dice che Cristo mediante lo Spirito ha offerto sé stesso puro d’ogni colpa a Dio. In queste parole dunque lo Spirito è escluso dalla morte sulla croce, perché lo Spirito non offrì sè stesso sulla croce (per altro, ricordo che quando Gesù morì lo Spirito non era ancora stato dato perché Gesù non era ancora glorificato!!). Come d’altronde è escluso in maniera categorica che anche Dio Padre morì sulla croce, infatti viene detto che Cristo offrì sé stesso a Dio!! Se infatti Dio ricevette l’offerta, come faceva ad essere anche l’offerta stessa?

Per concludere dico quindi a coloro che sostengono questa eresia di abbandonarla immediatamente, perché essa sovverte il Vangelo della grazia di Dio.

Chi ha orecchi da udire, oda.

 

 

Giacinto Butindaro

 

 

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